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Aquile, polli e Kiwaniani

Siamo aquile, polli o kiwaniani

Un uomo trovò l’uovo di un’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. Quando si schiuse l’aquilotto cominciò a crescere insieme ai pulcini pensando di essere uno di loro.

Faceva quello che facevano loro, mangiava vermi e scavava nella terra e non si sollevava dal suolo se non di pochi centimetri.

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Un giorno, quando era già divenuta molto anziana, vide volare alto nel cielo un uccello maestoso, e chiese cosa fosse. Il vicino gli rispose che era un’aquila, il re del cielo, capace di volare, mentre loro, come polli, erano capaci solo di vivere a terra.

Così visse e morì come un pollo, solo perché credeva di esserlo.

Ci troviamo spesso a comportarci come polli quando in realtà come soci del Kiwanis siamo chiamati ad essere aquile. I club devono essere i luoghi dove possiamo crescere, secondo quando stabilisce uno dei principi su cui si fonda il Kiwanis.

Gli officer di tutti i livelli devono essere al servizio, realmente, dei soci. Recentemente durante la convention del distretto Germania ho sentito una frase che mi è molto piaciuta. Il governatore nella sua relazione ha detto: “Il governatore è chiamato ad essere realmente al servizio di tutti i soci, anche di quelli problematici, solo così si potrà realizzare il nostro essere kiwaniani”.

Solo così saremo capaci di vedere l’aquila che c’è in noi e non ci comporteremo più come polli.

 

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