Il Kiwanis arriva in Europa

Se l’America ci va stretta serve l’Europa

In precedenti articoli ho illustrato brevemente come nacque il Kiwanis e come crebbe velocemente. Sin dall’inizio però, il principio di estendere l’organizzazione in altre nazioni e continenti non era tra le priorità. C’erano stati timidi tentativi ma senza successo. Alla convention di Toronto del 1961 la questione fu riproposta e nonostante ci fosse una forte opposizione, la mozione di estendere il Kiwanis in altri continenti fu approvata con 2394 voti favorevoli e 1762 contrari.

Linee guida per formare club in altre nazioni

Nei mesi successivi la convention furono approntante delle linee guida, adottate dal board del Kiwanis international, che prevedevano tra gli altri:

  • I club Kiwanis potevo formarsi sono in quei stati in cui era libertà di informazione e pieno rispetto dei diritti umani.
  • Ogni club doveva aderire agli statuti del Kiwanis International, ai sei principi fondamentali e pagare le stesse quote dei club americani.
  • Tutti i club dovevano essere sotto la diretta sorveglianza e responsabilità del Kiwanis International.

Questi principi non sono mai stati abrogati e sono tutt’ora in vigore. 

TullyA seguito della delibera ricevettero la charter i club di Tijuana e di Baja California in Messico. Il merito di questa “coraggiosa scelta” fu del past presidente internazionale Albert J. Tully, che si impegnò tantissimo per far diventare il Kiwanis una organizzazione mondiale.

Europa

Nel 1963 il club di Vienna fu il primo club a ricevere la charter in Europa. Dopo qualche mese in in Svizzera e il club di Basilea ad ottenere la charter e poi i club di Bruxelles e Zurigo. Si deve proprio a Tully l’idea di fare un tour nei più importanti stati europei per promuove il Kiwanis. Il tour fu chiamato “la missione europea“. Ben 147 kiwaniani americani e canadesi, tra semplici soci e officer, fecero parte della missione. Soci che testimoniarono la loro passione e dedizione per il Kiwanis.

Albert Tully all fine del tour in Europa rilasciò la seguente dichiarazione: “…Penso che dobbiamo riconoscere il fatto che, al fine di rendere possibile la formazione di club Kiwanis in altre nazioni e avendo deciso questa linea d’azione, l’unica decisone possibile e quella di non far gravare la missione sul bilancio del Kiwanis e di utilizzare le somme per sostenere economicamente la nascita di nuovi club e la formazione di federazioni all’interno della nostra organizzazione.”

Meditiamo gente, meditiamo!

 

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