Un bambino è un bambino

Un bambino è un bambino, sembra ovvio, scontato  eppure spesso lo dimentichiamo. Le cifre dei rapporti redatti dall’Alto commissariato dell’ONU sui rifugiati è drammatico.In tutto il mondo un bambino su 70 vive al di fuori del Paese di nascita; circa un quarto di tutti i migranti del mondo è nato in Asia e vive in un Paese diverso all’interno del continente. Sono Asia e Africa a detenere il primato terribile di ospitare 3 bambini migranti su 5; la metà, i minori migranti di tutto il mondo, vive in soli 15 Paesi, su tutti gli Usa con 3,7 milioni di bambini ospitati. L’Italia è al 20esimo posto con 400mila minorenni.

Quanto all’Italia, emerge chiaro dalle storie dei bambini migranti che il nostro Paese non è la loro metà definitiva, ma soltanto una tappa per proseguire verso altri Paesi europei dove si trovano spesso parenti o comunità di riferimento, oltre che, almeno nell’immaginario, opportunità maggiori di lavoro. Secondo i dati Unhcr, sono 181.436 le persone sbarcate in Italia nel 2016, e tra queste i minorenni sono 28.223. E ancora, tra i minori il 92 per cento (25.846) non sono accompagnati. A ottobre 2016 i minorenni non accompagnati che hanno presentato domanda d’asilo in Italia sono 4.168, il 48,3 per cento sul totale degli under 18 (accompagnati e non). A novembre 2016 i non accompagnati e non richiedenti asilo presenti nelle strutture di accoglienza sono 17.245; 6.508, come detto in precedenza, gli irreperibili.

Nelle strutture ci sono soprattutto maschi (93 per cento), anche se le femmine sono in aumento: dal 5-6 per cento degli anni passati ora si raggiunge il 6,9 per cento. L’82 per cento ha 16 o 17 anni e proviene per lo più da Egitto (2.801), Gambia (2.252), Albania (1.573), Nigeria (1.456), Eritrea (1.314). Tra il 2011 e il 2015, sono aumentati i ragazzi in carico agli Uffici del servizio sociale per i minorenni, che si occupano di loro quando entrano nel circuito penale, sebbene i ragazzini che commettono reati sono soltanto incidano per l’1,6-1,7 per cento sul totale dei minorenni e per il 6-8 per cento sulla sola componente straniera. È chiaro quali sono i rischi per questi minorenni abbandonati a se stessi: i reati che li vedono protagonisti sono quelli legati allo spaccio di stupefacenti, seguiti da quelli contro il patrimonio.

Come soci del Kiwanis questo problema ci interpella, ci spinge ad agire con urgenza. Il progetto europeo Happy Child è il modo con cui noi Kiwaniani europei vogliamo rispondere a questa urgenza. Tanti club si sono attivati. Non si tratta solo di raccogliere fondi ma di avere occhi nuovi per vedere le cose in modo nuovo, non solo con la testa ma anche con il cuore.

 

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